Lettera Di Giuseppe Avagnale
Vorrei precisare che questa impresa,con inizio il 6 Aprile e termine il 26 dello stesso mese, è nata solo ed esclusivamente da me. Nessuno mai mi ha costretto a farlo, anzi, al contrario, mi hanno sempre sconsigliato, visto e considerato che non sono un atleta e non lo sono mai stato..
Nel novembre del 2005 persi una persona a me molto cara, il mio padrino Michele Di Riso, a causa di un tumore. Prima e dopo di lui ci sono state tante altre persone a me altrettanto care che non potrò piu’ rivedere per la solita causa.
Nell’agosto 2007 ebbi l’ennesima brutta notizia: ad un mio caro amico fu diagnosticato un tumore,e d’allora non trovo più pace in me stesso. Non essendo un medico e non sapendo come comportarmi, l’unica cosa che mi rimase da fare, era in qualche modo cercare di raccogliere fondi per la ricerca, facendo qualcosa che attraesse l’attenzione di tutti.
Così ,nel bel mezzo dell’estate mi svegliai e con una voglia matta cominciai a correre senza sapere dove andare e cosa fare: l’importante per me quel giorno era correre. A quel punto con coraggio, decisi di intraprendere questo lungo viaggio: Londra - Napoli in bici, grazie anche ad un amico che me ne prestò una, ebbi la possibilita’ di allenarmi. Non dimenticherò mai il mio primo giorno di allenamento; dopo appena 14 km caddi rovinosamente a terra stremato, e non riuscii neanche più a camminare dritto.
In questi 15 mesi trascorsi, ho affrontato degli allenamenti durissimi, spingendo me stesso sempre verso il limite, portandomi involontariamente a delle sofferenze fisiche, come sbalzi di pressione sanguigna, accostate da innumerevoli perdite di sangue dal naso che fortunatamente ho risolto grazie al supporto della Orden Bonaria e del Duca di Latakia.
Nello scorso febbraio sono stato affiancato dalla Cancer Research UK, che mi ha donato un conto corrente, sul quale le persone potevano sponsorizzare me in questa impresa. Il mio obiettivo tuttora rimane, essendo sempre un fiero cittadino italiano sensibile a certe problematiche, coinvolgere anche associazioni onlus italiane che si occupino di aiutare persone in difficoltà, come TRAME AFRICANE, impegnata nella realizzazione di progetti importanti in Africa, come la costruzione di un ospedale (MACHAKA PROJECT) in Kenia, e di conseguenza il sostegno alle popolazioni povere; e il supporto alle persone colpite dal terremoto in Abruzzo.
In questa mia impresa sono interessati anche grandi campioni del ciclismo Fabio Biasiolo, Mario Cipollini,Jim Rees, Paolo Bettini, che probabilmente mi accompagneranno per un tratto stradale.
Vorrei precisare che in questo lungo viaggio sono il solo a pedalare, e in tutto questo non c’è né politica e né rendiconto, ma solo la mia buona volontà e quella di tante altre persone che credono in me, e che spontaneamente possono sentirsi speciali aiutandomi moralmente, fisicamente ed economicamente.
Dopo tutti questi sacrifici e sofferenze sono certo, che dopo l’arrivo a Napoli, darò definitivamente l’addio al mondo del ciclismo ed a qualsiasi impresa o gara podistica, a causa dei vari motivi di salute. Questo però non vorrà certo dire che smetterò di fare del bene, anzi, mi impegnerò con tutto me stesso nel far sì che altre persone seguino il mio esempio.
In tutti i 2.320 km che percorrerò in bici, indosserò fieramente il Tricolore Italiano, sventolando orgogliosamente il nome di Napoli in giro per l’Europa.
In tutto il mio tragitto ci saranno due soli giorni di riposo, uno fisico appena giunto sulla costa sud della Francia, ed un altro spirituale quando arriverò al Vaticano, per la Santa Benedizione.
In questa mia impresa vorrei che tutti si sentissero liberi di collaborare e di aiutarmi al raggiungimento del mio obiettivo, e di sentirsi speciali almeno per un giorno nella vita.
Per fortuna nel percorso della mia vita ho conosciuto persone come il mister Giovanni Vitiello e un padre eccezionale “Avagnale Catello”. Da queste due persone ho imparato cosa sono i veri valori della vita ed e’ proprio da li’ che traggo la forza e la caparbieta’ per un impresa simile.
Negli ultimi 501 metri scenderò dalla bici e proseguirò a piedi fino all’arrivo, con in sottofondo la canzone “We now are free” tratta dal film “Il Gladiatore”, ed una volta giunto al traguardo ci sarà invece l’inno di ogni italiano lontano da casa a me molto caro: “’O surdat ‘nnammurat”.
Ho sempre pensato fermamente che nulla è impossibile se credi davvero in qualcosa, e che non c’è gloria senza sofferenza.
Grazie per la vostra collaborazione.
Avagnale Giuseppe
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